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10 ottobre.

Una domenica speciale.


Ti trovi alla Reggia di Venaria, patrimonio dell'Umanità,

fra i siti più visitati in Italia (e quindi nel mondo).
Attraversi i Giardini Reali, i più belli d'Italia,

un paio di chilometri tra fiori, alberi, cigni e altri ospiti.
Entri nel più grande parco cintato d’Europa: La Mandria

e vi cammini per ore.

Natura, storia e, perché no? Sport.
Prosegui nel verde e incontri edifici caratteristici.

 

Partenza libera fra le 8 e le 9 dalla Reggia di Venaria.

Tra le 9 e le 10 per la sezione ciclistica.
4 punti ristori con bevande, frutta e snack oltre alla polenta cucinata dagli Alpini al Ponte del Diavolo di Lanzo Torinese.

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L’emergenza sanitaria che ha colpito il pianeta ci ha lasciato per mesi nell’incertezza assoluta se riproporre la Mandrialonga o meno.

E un anno lo abbiamo perso.
La volontà di rimettersi in gioco e dare segnali positivi è però tanta.

 

La data scelta in questo 2021 è domenica 10 ottobre.
Ci siamo confrontati, valutato decreti e protocolli ora vigenti e detto con propositi ottimistici: “
proviamoci”. Anzi: “Ri...Proviamoci.

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Si cammina tutti insieme. NON si corre.

 

Ci sono migliaia di manifestazioni per correre.

Noi ne allestiamo alcune e collaboriamo con altri eventi. Nel 2019 abbiamo organizzato i Campionati italiani e gli European Masters Games; ci sono stati assegnati gli Europei di corsa campestre nel 2022, il maggior evento dell'atletica continentale.

Occasioni non mancano.

La MandriaLonga è una camminata conviviale.

La competizione è altra cosa.

Se qualcuno, nonostante tutto, volesse interpretarla diversamente, non potrà godere del servizio di sicurezza (ovviamente liberando l'organizzazione da qualsiasi responsabilità) e sarebbe a Lanzo ben prima che venga distribuita la polenta, pertanto non gli rimarrebbe che attendere, con pazienza, l’arrivo dei primi camminatori.

 

MandriaLonga. NON mangialonga.

 

Lungo il percorso si incontrano quattro punti ristoro: acqua, frutta, snack, integratori.

Quanto serve per proseguire agevolmente, riprendere energie senza appesantirsi.

In conclusione gli Alpini prepareranno la polenta con salsiccia e un bicchiere di vino.

 

Evitiamo fraintendimenti con le assonanze: le mangialonghe sono una cosa, con un loro format e ben altri costi; questa è la MandriaLonga, come è ancora un'altra cosa la Marcialonga in Trentino.

Qui si cammina nel territorio del più grande parco naturale cintato d'Europa, La Mandria appunto, e la camminata è "looonga", 25 chilometri. Ecco il perché del titolo dell'evento.

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Dalla Reggia di Venaria (252 m slm) il punto più alto si tocca sulla Panoramica (522 m slm)

a poche centinaia di metri dall'arrivo al Ponte del diavolo.

Di fatto si sale mediamente di 10 metri per ciascun chilometro.

Una pendenza quasi irrilevante.

Reggia di Venaria

 

La Reggia di Venaria Reale è una delle Residenze Sabaude, sito UNESCO dal 1997. Progettata dal 1658 dall’architetto Amedeo di Castellamonte, a commissionarla fu il duca Carlo Emanuele II che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese.
Nel 2018 ha fatto registrare 1.048.834 visitatori, risultando il settimo sito museale statale italiano più visitato, mentre nel 2017, a dieci anni di distanza dall’inaugurazione del sito turistico, la Guida Michelin ha assegnato alla reggia di Venaria l’agognata terza stella.
Complesso imponente: dall’entrata principale si viene accolti nella corte d’onore, con al centro la fontana detta del cervo, e dalla facciata principale in intonaco con cornucopie, conchiglie e frutti.
La parte sinistra del complesso presenta due torrioni con tetti detti alla “Mansart” ricoperti di scandole, uniti dalla Galleria di Diana.
Negli interni si trovavano stucchi, statue, dipinti, (secondo il Castellamonte, oltre quattromila quadri)i. Sulle pareti si stagliano raffigurazioni di selvaggina che istituiscono un rimando alla funzione venatoria della struttura.

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Giardini Reali

 

I Giardini della Reggia, completamente spariti da quando i francesi di Napoleone li trasformarono in piazza d’armi, sono oggi diventati uno straordinario connubio tra antico e moderno, un dialogo virtuoso fra insediamenti archeologici e opere contemporanee.

Nel Parco Basso infatti si estende per 500 metri il Giardino delle Sculture Fluide di Giuseppe Penone, che scandiscono un cammino senza cesure tra mondo minerale, vegetale e umano.

Nel Parco Alto invece, al centro del Gran Parterre juvarriano, vivono suggestive installazioni.
Il tutto incorniciato in un’incomparabile visione all’infinito che non ha riscontri analoghi fra i giardini italiani per la magnificenza delle prospettive e la vastità del panorama naturale circondato dai boschi del Parco della Mandria e dalla catena montuosa delle Alpi.
Oltre ad una semplice passeggiata o alle visite guidate con specifici itinerari didattici, i Giardini possono essere esplorati in altri modi divertenti, come con il trenino Freccia di Diana, la gondola o la carrozza a cavallo.

Sono stati eletti i più belli d'Italia.

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Parco La Mandria

 

Grazie al lungo muro di cinta fatto costruire a metà ‘800 da re Vittorio Emanuele II, il parco La Mandria è il più grande parco cintato d’Europa. La superficie recintata ammonta a circa 3.000 ettari. Il muro, lungo circa 30 km, doveva proteggere gli appartamenti reali del castello della Mandria voluti dal re per viverci con la sua seconda famiglia creata con la moglie morganatica Rosa Vercellana detta “la Bela Rosin”; è servito di fatto a proteggere uno dei rarissimi lembi sopravvissuti della foresta planiziale che un tempo copriva l’intera Pianura Padana.
I marchesi Medici del Vascello, divenuti nel 1882 proprietari della tenuta alla morte di Vittorio Emanuele II, ne hanno mantenuto integre le caratteristiche naturali ed architettoniche, consentendo di trasmettere sino ai giorni nostri uno dei più importanti patrimoni piemontesi.
Nella tenuta de La Mandria, ancora a metà del secolo scorso, vivevano oltre 900 persone, ed erano presenti due chiese, due scuole, un teatro, un cinema, un giornale ed una piccola piscina destinata ai ragazzi.
Nel 1978 fu il primo parco regionale ad essere istituito in Italia.

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Appartamenti Reali

 

Voluti e abitati da re Vittorio Emanuele II di Savoia (1820-1878) e Rosa Vercellana (1833-1885) contessa di Mirafiori e Fontanafredda. Costituiti da più di 20 sale, pensate ed organizzate per una agiata vita di campagna del sovrano insieme alla donna amata e alla sua famiglia, testimoniano le passioni del primo re d’Italia.
L’atmosfera è unica e speciale grazie alla ricchezza degli arredi e delle opere d’arte. Un susseguirsi di salotti, camere da letto e sale di rappresentanza.

L’alta qualità delle decorazioni dei soffitti a cassettoni, delle porte dipinte e delle preziose carte da parati tradiscono la precisa regia dell’architetto incaricato Domenico Ferri (1795-1878).

L’affetto per la Bela Rosin e l’amore per la caccia sono i temi dominanti di tutto il percorso di visita degli Appartamenti Reali.
L’esposizione si è arricchita con la Galleria delle Carrozze.

Borgo Castello

 

Fu residenza sabauda a partire dagli anni ‘60 dell’Ottocento, quando il primo re d’Italia Vittorio Emanuele II decise di stabilirsi qui per la vicinanza con la città di Torino che sarebbe diventata a breve la prima capitale d’Italia e per poter vivere lontano dalla Corte con la sua amante prima, e moglie morganatica poi, Rosa Vercellana. Inoltre il re qui si potrà dedicare alla sua grande passione: la caccia.
Al Borgo Castello vi lavorarono gli architetti Domenico Ferri, per quanto riguarda gli interni, Barnaba Panizza e il ticinese Leopoldo Galli, per l’esterno.
I primi interventi risalgono ai primi anni del Settecento, quando Vittorio Amedeo II incarica l’architetto Michelangelo Garove. Successivamente, sarà Filippo Juvarra a lavorarvi..
Negli anni ‘80 dell’Ottocento la venderà alla famiglia dei marchesi Medici del Vascello. A seguito la tenuta vedrà crescere i suoi abitanti, che arriveranno ad essere circa 1000, dando vita così ad una vera e propria comunità.

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La Bizzarria

 

La Bizzarrìa è una villa che venne edificata intorno al 1860 su committenza di Vittorio Emanuele II. Il nome deriva dall'eclettismo fantasioso e portato all'estremo dell'architettura, adatto comunque per un piccolo villino per il ristoro durante le battute di caccia.

Fu voluta dal re anche come luogo di residenza per sé, Rosa Vercellana (la Bela Rosin) e i due figli Vittoria ed Emanuele.

La realizzazione risale al 1860-1863 a cura della impresa dell’architetto ticinese Leopoldo Galli, cui furono affidati lavori in molte altre residenze sabaude e non, per esempio la villa “La Tesoriera” a Torino.

L'impianto architettonico, eclettico e molto fantasioso, presenta una geometria complessa: la pianta ha una base triangolare, con tre torri cilindriche ai vertici, forma così un vano esagonale un tempo ripetuto su tre livelli. L'accesso all'interno avviene tramite due scale ellittiche. Una scalinata a doppia rampa semicircolare porta direttamente al terrazzo, da cui, attraverso i porticati del corpo centrale aggettante e delle torrette, si accede al salone centrale.[5] Sia internamente che esternamente presenta affreschi a "ramage" e a "trompe l’oeil".

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ex Pista di collaudo Fiat

 

Costruita negli anni ‘60 e dismessa nel 2006, si estendeva per una superficie di 1.600.000 metri quadri con un dislivello massimo di 65 metri ed era accessibile esclusivamente agli addetti ai lavori.
Classico circuito di prova dove tratti di velocità si intersecano con quelli tipicamente stradali per permettere di sottoporre a probanti test i prototipi delle vetture di serie.
Esistono tratti di terra per prove che riguardano le sospensioni, la rumorosità, il confort, la tenuta alla polvere, eccetera.
Prove alle quali vengono sottoposte tutte le vetture di serie prima di essere immesse sul mercato.
A disposizione anche della squadra corse, la pista della Mandria era frequentata sia da Fiat che da Lancia, quest’ultima anche, per esempio, con le Beta Montecarlo da pista. E, ovviamente, da Abarth..

Relais Bella Rosina

 

Il Relais Bella Rosina è un Albergo quattro stelle ricavato dall’attento restauro di un casolare risalente al XVIII secolo ed è collocato in una tenuta di venticinque ettari di boschi, prati, laghetti e ruscelli, e gode di un accesso riservato e sorvegliato.

Il complesso è formato da una coppia di antiche cascine ristrutturate nel pieno rispetto sia della tradizione che del contesto naturalistico.

Il Relais è situato all'interno del Parco Regionale La Mandria, un polmone verde di circa 6.000 ettari che fu uno dei luoghi di residenza preferiti dal Re Vittorio Emanuele II e dalla sua sposa morganatica Rosa Vercellana, soprannominata affettuosamente dai torinesi: “La bela Rosin”. La Reggia di Venaria si trova a brevissima distanza dal Relais ed il centro di Torino e l'aeroporto di Caselle sono raggiungibili in pochi minuti.

L'Hotel riserva agli ospiti: ventuno camere non fumatori, una Beauty Farm, un Ristorante, un bar-tisaneria, una sala meeting, una piscina esterna, convenzioni con i due Golf attigui.

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Cerchio di pietre

 

La collocazione dello Stone Circle dell' Ecovillaggio di Dreamland, posto nella parte privata del Parco della Mandria, pur non avendo limiti tra Cielo e la Terra,  porta anche  l'attenzione a tutte le cose che appartengono alla dimensione terrena e umana.

Lo Stone Circle si trova a rivestire il simbolo degli antichi miti e dell'antica cultura celtica legata alla Natura e alle sue conoscenze, unendo in una sola sensazione i prati verdi e i fitti boschi che ricordano la magica terra d'Irlanda, della Scozia e della Bretagna.
Lo Stone Circle è uno strumento di archeoastronomia. L'astronomia rappresentava per gli antichi Celti una scienza sacra poichè si rivolgeva al Cielo, stimolando l’intuizione del Mistero dell'Universo. 
Scenario ideale per ogni riflessione e propria esperienza di creatività interiore, aggiunge una continua fonte di stimoli interiori verso l'amore per la Natura e la vita.

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Ponte del diavolo

 

Il nome del ponte deriva dalla leggenda secondo la quale fu il diavolo in persona a costruire il ponte dopo che per ben due volte ne era stato edificato uno, sempre crollato.
In cambio il diavolo avrebbe preso con sé l’anima del primo a transitare sul ponte, e per questo motivo venne fatto passare un cagnolino. Il diavolo, adirandosi, avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le caratteristiche “Marmitte dei Giganti”.
Edificato nel 1378 e per sostenerne la spesa venne imposta una tassa sul vino per dieci anni. Serviva a collegare Lanzo e le sue valli con Torino superando la Stura e permettendo così di evitare il passaggio da territori governati dai principi di Acaja, e da Corio, sotto il controllo dei marchesi del Monferrato, entrambi ostili ai Savoia.
Nel 1564 venne costruita una porta sul ponte per evitare che forestieri portassero in Lanzo la peste.
Secondo una ricerca condotta da La Repubblica, il ponte del Diavolo si collocherebbe tra i trenta ponti più belli d’Italia.

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Stazione di Lanzo Torinese

 

La stazione di Lanzo, sulla ferrovia Torino-Ceres del GTT, è stata costruita nel 1913 in stile liberty, come tutte le successive, riprendendo il modello dello chalet svizzero, con tetto a falde in legno e rivestimento in lose, secondo il progetto dell'ingegnere Scotti.
Intento di questo nuovo modo di concepire le stazioni dei paesi di montagna e mezza montagna è chiaro: le stazioni non sono più soltanto edifici per viaggiatori, bensì richiamano alla mente l'immagine che si vuole attribuire ai luoghi di villeggiaura montana.

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Conoscere i Comuni toccati da Mandrialonga


 

Venaria Reale (33.550 abitanti) è, insieme a Ceresole Reale, uno degli unici due comuni italiani a poter fregiarsi del titolo Reale, nonché l’unico comune a poter fregiarsi di uno stemma civico con elementi araldici massimi come il Collare cavalleresco supremo della Santissima Annunziata e la corona Sabauda Reale.
È l’unico comune piemontese, oltre a Torino, a poter vantare sul proprio territorio la presenza di più di una residenza sabauda: la sei-settecentesca Reggia di Venaria Reale e gli ottocenteschi Appartamenti Reali di Borgo Castello, siti nel Parco regionale La Mandria. Vittorio Emanuele III le concesse il titolo di città il 28 aprile 1937.
Il centro storico di Venaria fu progettato tra il 1667 ed il 1690 da Amedeo di Castellamonte come scenografia urbanistica che doveva, attraverso la “via Maestra” o “Contrada Granda” (oggi via Mensa), sottolineare prospetticamente l’ingresso alla Reggia e che doveva congiungere idealmente il borgo produttivo, ricco di botteghe artigiane disposte sotto i portici, con la dimora nobiliare. La pianta del borgo doveva svilupparsi in modo da disegnare un Collare dell’Annunziata, massima onorificenza della Casa Savoia, con la Piazza dell’Annunziata posta in corrispondenza del medaglione.
Oltre al vecchio borgo costituiscono motivo di interesse storico, artistico ed ambientale tutte le altre architetture ed i giardini connessi al complesso sabaudo.
L’aeroporto di Venaria Reale risulta il più antico aeroporto militare d’Italia attivo ed è attualmente sede del 34º squadrone AVES “Toro”.

Druento (Druent prima del fascismo e tuttora così in piemontese) ospita 8.863 abitanti.
Il toponimo Druent, rimasto intatto fino agli anni Trenta è una forma di superlativo assoluto dell’aggettivo “dru” e significa “fertilissimo”.
I primi riferimenti al nome si hanno nel 1196, quando Enrico, signore della Viscontea di Baratonia, in un documento relativo ad una donazione di un monastero lo cita.
La città è bagnata dal torrente Ceronda nel quale, appena a nord del capoluogo, confluisce il Casternone. Divisa in diverse zone ha un centro storico visibilmente differente a livello di costruzioni dalle aree nuove.
All’interno del Parco La Mandria parecchie costruzioni di elevatissimo pregio sono nel Comune di Druento: il Castello dei Laghi, La Bizzarrìa, la chiesetta di San Giuliano, la Cascina Rubianetta ed il Centro Internazionale del Cavallo.

San Gillio (San Gili in piemontese) conta circa 3.200 abitanti; il territorio del paese è attraversato dal torrente Casternone, affluente del Ceronda.
Il toponimo nasce dalla italianizzazione di Saint Gilles, corrispondente al latino Egidio, santo al quale è ancor oggi dedicata la Parrocchiale.
Secondo un’ipotesi, nelle terre vicine all’attuale comune vi era un monastero, dipendente dal priorato templare di Sant’Egidio a Testona (dal quale nacque poi Moncalieri). Altra fonte sostiene che fossero stati i monaci benedettini dell’abbazia di Casanova a costruirvi una chiesa dedicata a Sant’Egidio.
La storia feudale di San Gillio è abbastanza complessa. Nel 1327 il principe Giacomo d’Acaia lo infeudò a Guillaume de Montbel, dal quale nel 1366 giunse a Berardo Roero; nel 1409 passò ai Romanzone, e da questi, nel 1472, a Domenico Ambrogio Vignati. Il feudo rimase possesso dei suoi discendenti sino alla loro estinzione avvenuta nel 1821. Nel 1835, per iniziativa di Carlo Alberto, il titolo di conte di San Gillio venne attribuito a Felice Maffei, Primo Segretario di Stato agli Affari Esteri.

Givoletto (Givolèt in piemontese) è abitato da circa 4.000 persone.
A cavallo del crinale che collega il Monte Lera e la punta Fournà, ovvero tra la Val Ceronda (comune di Varisella) e la conca di Givoletto, si trova la Riserva naturale integrale della Madonna della Neve sul Monte Lera, istituita per tutelare l’Euphorbia gibelliana, una specie che cresce solo a Givoletto e in un paio di altre località piemontesi.
Nei pressi della riserva ci sono alcune aree boschive che purtroppo negli anni si sono ridotte a causa degli incendi. La loro composizione è piuttosto varia: querce, farnie, carpini, ciliegi, tigli, noccioli, roveri, betulle, abeti, robinie ed acacie. Nel sottobosco, in dipendenza della quota, si possono anche trovare piante montane come la Campanula glomerata e il narciso selvatico.
Nel territorio comunale vi sono inoltre alcuni giacimenti di magnesite.

La Cassa con poco meno di 2.000 abitanti è uno dei rari toponimi piemontesi che non hanno subito italianizzazione o latinizzazione. In lingua piemontese la pronuncia è [la’kasa] e significa “la Caccia”, poiché anticamente era una riserva venatoria.
Il territorio comunale culmina con il Monte Bernard (1.079 m s.l.m.). Nella porzione pedemontana del territorio, oltre al capoluogo, sorge l’unico altro centro abitato di un certo rilievo, la Frazione Truc di Miola. A valle dell’abitato, in corrispondenza del torrente Ceronda, esiste una zona di particolare pregio naturalistico, l’area umida della Cassa.

Fiano il cui territorio culmina con il Monte Corno (1.226 m s.l.m.) è diviso abbastanza nettamente in tre zone: un’area montana, che comprende la zona occidentale del vallone del Rio Tronta; segue una zona pianeggiante e densamente abitata dove sorgono il capoluogo e una frazione di un certo rilievo, Grange di Fiano. L’estremo lembo sud-orientale del comune è lievemente ondulato e fa parte del Parco regionale La Mandria ospitando due fra i più prestigiosi campi da golf a livello internazionale “I Roveri” e “Torino”.
La Parrocchiale di San Desiderio è stata costruita dopo il 1675, mentre il Castello risale alla fine del XIII secolo ad opera dei Marchesi del Monferrato, passò nel 1305 ai Principi d’Acaja e successivamente ai Savoia, che infeudarono Fiano al nobile Filippo Borghesio.

Cafasse ora conta circa 3.500 abitanti, con origini risalenti al Medioevo. I primi insediamenti cafassesi furono costituiti da piccoli nuclei rurali e cascine sorti su terreni lasciati liberi dalle acque nell’alveo dello Stura. “Cafaxie” (case sparse o a fasci). Il nucleo è stato distrutto diverse volte (da invasori Ungari, dalla peste, da alluvioni). In una delle occasioni gli abitanti si trasferirono sulla sponda opposta dello Stura di Lanzo e fondarono un nuovo abitato, cui diedero il nome Villanova.
Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 sorsero in Cafasse alcune industrie tessili e cartarie che avrebbero cambiato radicalmente l’economia, trasformandolo da paese agricolo in industriale.
Monasterolo Torinese è l’altra componente del comune e vanta una pregevole Torre campanaria.
Qui si sviluppa la Panoramica che porta al Ponte del diavolo.

Lanzo Torinese si trova all’imbocco delle Valli di Viù, di Ala, e Grande, che prendono collettivamente il nome di Valli di Lanzo.
L’etimologia del nome deriverebbe dalla forma a lancia del borgo. Fu centro politico ed amministrativo molto importante sin dalle prime testimonianze già in epoca romana.
Il castello di Lanzo fu costruito da Landolfo, vescovo di Torino dal 1011 al 1037. Circondato da una cinta muraria. Dalla contrada si dipartiva, trasversalmente, una serie di strette viuzze chiamate chintan-e (alcune ancor oggi esistenti), talvolta sormontate da archi e lunghi voltoni che le fanno somigliare a gallerie pedonali.
Il primo signore di Lanzo di cui si ha memoria scrittaè un tale Robaldo, i cui successori, tra cui Abbone, Giacomo e Giovanni, ricevettero il 15 gennaio 1219 il beneficio di tenere a Lanzo il mercato settimanale del martedì. Il 7 novembre 1246 l’imperatore Federico II concesse a Tommaso II di Savoia varie parti del Piemonte, tra le quali le città di Ivrea, Castellamonte e Lanzo, consentendogli di costruire castelli e torri nei luoghi che gli sembrassero più consoni.
Sotto il governo della marchesa Margherita, nel 1305 Lanzo divenne una castellania, con tutti i privilegi che ciò prevedeva, tra i quali la Credenza, e l’esonero per i lanzesi dal partecipare alla guerre al di là dei monti. Nel 1377, sotto la guida del Conte Verde, la Credenza di Lanzo fece erigere il Ponte del Diavolo in modo da permettere l’apertura di una via rapida tra Torino e Lanzo senza dover passare per le terre canavesane, allora non più sotto il controllo diretto dei Savoia.
Quando i francesi occuparono il Piemonte verso la metà del secolo XVI il castello di Lanzo venne assediato, espugnato il 28 novembre 1551, e successivamente distrutto (1556-1557).
In seguito alla pace di Cateau-Cambrésis il borgo tornò in mano ai Savoia con Emanuele Filiberto (1559) che affidò la castellania a sua figlia Maria, sposa di Filippo I d’Este. Il governo della famiglia ferrarese fu rovinoso per Lanzo, che perdette molti privilegi nei confronti dei paesi limitrofi, come quello di ottenere il dazio per ogni persona che transitava sul ponte del Diavolo.
Nella seconda metà dell’Ottocento, sotto il regno di Vittorio Emanuele II, da centro prettamente agricolo e commerciale, Lanzo divenne una meta di villeggiatura per molti cittadini torinesi; questa vocazione turistica si accrebbe via via, dapprima con la costruzione della strada verso Torino e in seguito con l’arrivo della ferrovia, il 6 agosto 1876.
A testimonianza di questa nuova vocazione vi sono le numerose residenze di villeggiatura edificate in quel periodo, coincidente, pressappoco, con l’insediamento nel territorio delle prime manifatture meccaniche, tessili e cartarie.
Nella seconda metà dell’Ottocento, Lanzo vide la presenza, tra le sue vie, di due dei “santi sociali” torinesi: don Bosco, San Giuseppe Benedetto Cottolengo e il beato Federico Albert.
E che dire della culinaria locale: la tradizione vuole che nel 1679 il medico lanzese Teobaldo Pecchio, aiutato dal panettiere Antonio Brunero, inventasse il ghërsin, in italiano, grissino, un pane molto sottile, croccante e facile da digerire, per curare la gracilità e l’inappetenza del giovane Vittorio Amedeo II di Savoia.
Molto noti sono anche i torcetti di Lanzo, una variante dolce dei grissini, piccoli biscotti fatti con una striscia arrotolata di pasta ricoperta da una superficie caramellata. Altro prodotto tipico è la toma di Lanzo, prodotta negli alpeggi e nei pascoli delle valli. Il salame di turgia è un salame morbido, ottenuto da carni di vacche non più in età riproduttiva (turge, in piemontese) con aggiunta di lardo, pepe e spezie.

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Regolamento MandriaLonga 2021

 

Manifestazione di cammino a passo libero ludico-motoria, fitwalking e nordic walking aperta a tutti, in conformità alle disposizioni normative del decreto del ministro della salute in data 8 agosto 2014, recante “linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l’attività sportiva non agonista” e della successiva nota esplicativa del 17 giugno 2015.
Per i minori, si richiede l’autocertificazione dei genitori.

La manifestazione rispetterà il DPCM (o altro regolamento) in vigore in quel momento riguardo le norme di prevenzione anticovid.

 

La partenza avverrà domenica 10 ottobre 2021 con una forbice temporale fra le 8 e le 9 dal Gran Parterre della Reggia di Venaria.
A seguire, tra le 9 e le 10, prenderà il via la sezione ciclistica (per questi il rientro è previsto con lo stesso mezzo).

Possibilità di parcheggiare, fino ad esaurimento posti, presso il Parcheggio Juvarra in Via Don Sapino 7 a Venaria Reale.

 

La camminata, dal Gran Parterre, si snoda lungo i Giardini Reali (premiati come i più belli d’Italia) sino all’ultimo cancello in Viale Carlo Emanuele II per poi accedere al Parco naturale regionale La Mandria.
Svoltando a sinistra si costeggia il muro di cinta fino alla Locanda della Mandria in località Prato Pascolo per la prima sosta ristoro. Si riprende sino a nuovamente costeggiare il muro di cinta in direzione Casetta Remondino e si prosegue giungendo a La Bizzarria, suggestiva palazzina liberty, dimora della Bela Rusin, secondo punto di ristoro.
Si esce dal Parco proseguendo lungo Strada di circonvallazione della Mandria sempre costeggiando il muro di cinta, ora esternamente.

Si entra nell’area dell’ex Pista di collaudo FIAT; uno spazio enorme nel quale si testavano i veicoli del gruppo industriale, vuoi dedicati all’ambito sportivo che alla produzione. Sono oltre 30 i chilometri inseriti nella natura, con dislivelli e pavimentazioni differenziate che simulano ogni possibile situazione. Dopo la sosta al Relais Bella Rosina per il terzo ristoro si riprende la pista e ci si trova su un lunghissimo rettilineo, simile ad una pista d’atterraggio.

 

Percorso alternativo nel primo tratto per cani con accompagnatori dai Giardini Reali, campo elicotteristi Esercito, campo golf, territorio di Druento fino al ricongiungimento presso La Bizzarria, poiché nel Parco non è possibile l'accesso per regolamento della Regione Piemonte.

 

Le iscrizioni si possono effettuare a cominciare dal mese di agosto sul sito ENDU nella pagina https://api.endu.net/r/i/66452 dedicata a MandriaLonga con carta di credito o bonifico bancario (costo € 20 adulti, € 12 ragazzi da 6 a 12 anni, gratuito 0-5 anni con passeggino).
Un’iscrizione omaggio per gruppi di almeno 20 partecipanti.
Le iscrizioni si chiuderanno alle ore 12,00 di giovedì 7 ottobre e, comunque, al raggiungimento del limite di 1.500 partecipanti.

Manifestazione assicurata.

Per quanto riguarda la sezione ciclistica, andranno effettuate a KOM Valli di Lanzo - 338.8268948 - info@komvallidilanzo.it
a seguito di contatto per conoscere le condizioni specifiche.

 

LA QUOTA D`ISCRIZIONE COMPRENDE:
-    4 punti ristoro (acqua, frutta, snack, integratori, latte; polenta e salsiccia finale) suddivisi sui 25 km.
-    Brochure con cartina.

-    Diploma personalizzato di partecipazione.
-    Pacco camminata con gadget e prodotti offerti dagli sponsor.

-    Navetta per il rientro a Venaria Reale.

 

In caso di maltempo MANDRIALONGA verrà rinviata a domenica 24 ottobre.
Dovesse perdurare l’impossibilità di effettuarla causa condizioni atmosferiche avverse verrà restituita metà della quota versata. L’altra parte sarà trattenuta dall’organizzazione a parziale copertura delle spese sostenute, riconoscendo però agli iscritti un coupon dello stesso importo da utilizzare in occasione della MANDRIALONGA 2022.
Gli organizzatori declinano ogni responsabilità civile e penale per eventuali incidenti a persone, animali o cose, che possono verificarsi, prima durante e dopo la manifestazione.

 

DICHIARAZIONE DI RESPONSABILITA’. Con la firma della scheda d’iscrizione il partecipante dichiara di conoscere ed accettare il regolamento della MANDRIALONGA. Dichiara inoltre espressamente, sotto la propria responsabilità, non solo di aver dichiarato la verità (art. 2 legge 04/01/1968 n° 15 come modificato dall’ art. 3 comma 10 legge 15/05/1997 n° 127), ma di esonerare gli organizzatori da ogni responsabilità, sia civile che penale, per danni a persone e/o cose da lui causati o a lui derivati.


Tutela della privacy GDPR regolamento Ue 2016/679. I dati personali, il cui conferimento è obbligatorio per l’iscrizione alle singole manifestazioni, saranno trattati dagli incaricati dell’organizzazione, in conformità al codice privacy, con strumenti cartacei per la realizzazione dell’evento sportivo in oggetto e per l’invio di materiale pubblicitario. I dati potranno essere comunicati a soggetti terzi per l’adempimento degli obblighi relativi alla manifestazione o per le finalità sopra indicate.

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